IAI
Verso una European Global Strategy

La Ue ripensa il suo ruolo nel mondo

6 Feb 2013 - Alessandro Marrone - Alessandro Marrone

La crescente instabilità intorno ai confini europei sta riaccendendo l’attenzione sull’azione esterna dell’Ue dopo anni in cui i problemi economici interni l’hanno fatta da padrone. Qualunque sia il prossimo governo, l’Italia dovrà farsi protagonista della definizione di una nuova strategia globale europea.

Ampio respiro
A luglio 2012 i ministri degli Esteri di Italia, Polonia, Spagna e Svezia, hanno lanciato un processo aperto ed inclusivo affidato a quattro think tank dei rispettivi paesi – per l’Italia lo Iai – volto a stimolare il dibattito in Europa sulla definizione di una European Global Strategy che copra i vari aspetti dell’azione esterna dell’Ue.

In un periodo di forti cambiamenti esterni e interni all’Ue, è fondamentale rifocalizzare gli interessi comuni europei e il possibile ruolo internazionale dell’Unione. Nel 2003 un processo simile venne avviato dall’allora Alto rappresentante Ue, Javier Solana, con uno specifico focus sulle questioni di sicurezza, anche per ricomporre le profonde lacerazioni tra i paesi europei in seguito all’intervento militare in Iraq. Processo che si concluse con l’approvazione della prima European Security Strategy della storia dell’Unione.

Il punto di partenza della riflessione di oggi sulla European Global Strategy non è l’analisi delle minacce esterne, nessuna delle quali è talmente imminente da porsi come fondamento strategico. Occorre piuttosto interrogarsi sugli interessi strutturali e di lungo periodo degli europei, i valori comuni e la visione del mondo che l’Ue può promuovere in un contesto internazionale sempre più multipolare, interconnesso e in trasformazione. Su questa base occorrerebbe poi decidere come indirizzare, e ove necessario riformare, le politiche estere, di sicurezza e difesa, energetica, commerciale, ambientale e degli aiuti allo sviluppo dell’Ue.

Vicinato strategico e dimensione globale
Tali politiche hanno spesso carattere globale, ma non tutte le regioni del mondo sono ugualmente prioritarie per l’Ue. Ci sono aree geograficamente vicine che hanno un impatto diretto sull’Unione, basti pensare alla sponda sud del Mediterraneo o all’Ucraina, e ci sono aree (vicine o distanti) che sono legate in modo funzionale agli interessi europei, come il Golfo di Aden o il Caucaso, attraverso cui passano rotte commerciali e linee di approvvigionamento vitali per l’Ue. Ci sono poi potenze regionali come Russia e Turchia che in questo quadro sono più strategiche di altre potenze emergenti come Brasile o India.

Il “vicinato strategico” su cui l’Unione dovrebbe concentrare la sua azione esterna, in primis a livello politico, non si limita quindi ai paesi oggi inclusi nella Politica europea di vicinato. Il “vicinato strategico” è infatti un concetto geografico e politico, i cui confini possono modificarsi nel tempo per ragioni sia esterne, basti pensare alla crisi in Mali, sia interne, come ad esempio l’allargamento, sia per una revisione della strategia globale dell’Unione.

In altre parole, il “vicinato strategico” non può essere definito il compasso o in base a criteri prettamente geografici. Va. inoltre tenuta costantemente presente la dimensione globale, sia perché altri attori non europei, dalla Cina agli Stati Uniti, sono attivi in quest’area, sia perché l’evoluzione della governance mondiale influenza gli interessi dell’Unione. La quale, è il caso di ricordare, è e rimarrà nel medio periodo il più grande blocco economico al mondo in termini di Pil, importazioni, manifattura ed esportazioni.

Un recente seminario IAI ha discusso quattro tematiche interconnesse nell’ambito della riflessione sulla European Global Strategy: le priorità economiche; il nesso tra sicurezza esterna e sicurezza interna; un’azione esterna che reagisca efficacemente ai cambiamenti in corso nel mondo arabo; il rapporto tra dimensione regionale e globale.

Interesse italiano
L’Italia ha tutto l’interesse a partecipare attivamente alla riflessione su una European Global Strategy, per diversi motivi. Da un lato l’assenza di una strategia efficace dell’Ue su una serie di temi – da quelli energetici, alle crisi in Africa, fino ai rapporti politico-commerciali con nuove e vecchie potenze – ha ripercussioni importanti sul nostro paese, vista la sua proiezione nel Mediterraneo: la nuova Global Strategy dovrà dunque tenere in conto anche le priorità tradizionalmente richiamate dall’Italia. Tale riflessione rappresenta inoltre un’opportunità per rilanciare la cooperazione europea, anche per superare vecchie e nuove tensioni, ad esempio tra paesi del nord e del sud Europa, dell’euro e non, insulari e non.

Discutere una European Global Strategy rappresenta dunque l’occasione per guardare di nuovo, in una prospettiva di medio periodo non condizionata dalle emergenze, al mondo esterno all’Unione. Il quale, di certo, non aspetta l’Ue per andare avanti sulla sua strada.

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