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Verso le elezioni: Diritti civili

La Cenerentola della campagna elettorale

27 Gen 2013 - Natalino Ronzitti - Natalino Ronzitti

Programmi elettorali snelli, poco strutturati e talvolta solo un collage di slogan. Nell’era della comunicazione televisiva e digitale non poteva forse essere altrimenti. Come è giusto che sia in questo momento di crisi, l’economia la fa da padrona. La politica estera, tranne quella europea che da tempo non rientra più strettamente in questo ambito, non è un elemento determinante, ma fa solo capolino nei programmi. A parte qualche striminzita eccezione che impegna con fatica chi passa al setaccio i programmi dei vari partiti, sono ignorati anche i temi riguardanti i diritti civili e la giurisprudenza internazionale.

Diritti fondamentali
Un esplicito accenno alla questione delle unioni omosessuali e alla procreazione assistita è presente nei programmi del Partito Democratico (Pd) e di Sinistra Ecologia e Libertà (Sel). Netta chiusura invece del Popolo delle Libertà (Pdl), che sottolinea come la famiglia sia fondata sul matrimonio che unisce un uomo a una donna.

Sel si schiera esplicitamente a favore del testamento biologico. Manca, però, in tutti i programmi, un preciso riferimento alla tutela internazionale dei diritti dell’uomo e in particolare alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) che ha assunto un’incidenza fondamentale nel nostro ordinamento giuridico.

Le sentenze di condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo non si contano più. Queste si riferiscono non solo alla lentezza dei processi. L’ultima ha avuto per oggetto la violazione della norma che vieta trattamenti inumani e degradanti, in relazione alla condizione dei detenuti nelle carceri italiane. Occorre quindi un raccordo preciso con le istanze della giustizia internazionale che possono servire a risolvere molteplici questioni.

Tra queste anche quella della libertà di stampa, tema presente in taluni programmi a causa delle note recenti vicende. Ciononostante, neppure il Movimento 5 Stelle, molto sensibile ai temi dell’informazione, propone un raccordo con le istituzioni internazionali. Completamente assente è un riferimento ad alcune leggi fondamentali, come il divieto di tortura che attende ancora di essere inserito nel nostro codice penale, anche se l’Italia è contraente della Convenzione delle Nazioni Unite sul divieto di tortura e ha recentemente accettato il Protocollo Opzionale che dispone controlli intrusivi nei confronti degli Stati contraenti.

L’Agenda Monti insiste sulla valorizzazione della famiglia e non lascia spazio al tema delle unioni omosessuali e a quello del testamento biologico. Nell’Agenda sono valorizzati i diritti civili legati alla macchina statale, come la trasparenza nell’accesso all’informazione della pubblica amministrazione.

Inesistente è anche il legame con le convenzioni internazionali che assicurano la tutela dei diritti dell’uomo e con i tribunali internazionali che garantiscono quei diritti. Passando al tema della cittadinanza, Pd e Sel propongono che i figli di immigrati nati e cresciuti in Italia l’acquisiscano automaticamente, derogando al principio dello ius sanguinis che continua a persistere nella nostra legge, come retaggio di un’epoca in cui l’Italia era un paese di emigrazione.

Multilateralismo
Altro tema trascurato dai programmi riguarda le Nazioni Unite. L’Italia è impegnata per la riforma del Consiglio di sicurezza su posizioni antagoniste rispetto a quelle della Germania, che vuole un seggio permanente. L’aspirazione tedesca, se realizzata, porterebbe l’Italia definitivamente in una posizione di secondo rango. Questa questione è presente nel programma di Sel, ma assente da quello del Pd. Nell’agenda Monti si menziona il compito dell’Italia al sostegno del multilateralismo in vari fori internazionali, tra cui le Nazioni Unite, ma non si va oltre un generico riferimento.

Spostandosi sul versante del Patto Atlantico, bisogna ricordare che fino a qualche decennio fa la Nato è stata oggetto di divisione tra le nostre forze politiche. Anche se dopo la fine della guerra fredda il solco si è definitivamente chiuso, qualche voce contraria esiste ancora. Secondo Sel “va riproposto con forza il superamento della Nato (…) senza ricadere nella scelta della formazione di un esercito europeo”. Questa posizione potrebbe essere da ostacolo a un futuro governo di coalizione guidato dal Pd.

Tra gli altri temi di difesa che dovrebbero essere esaminati vi è innanzitutto quello di una legge che disciplini l’invio e la condotta delle truppe italiane all’estero. Il solo riferimento all’art. 11 della Costituzione non è sufficiente. Esso viene citato nel programma di Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia non per regolare la questione dell’invio delle missioni all’estero, ma per proporre il ritiro delle truppe italiane impegnate nei teatri di guerra. Premesso che la Nato è uno dei pilastri della politica estera italiana, sarebbe stato opportuno l’inserimento nei programmi di riferimenti alle modalità di partecipazione all’Alleanza, a cominciare proprio dall’uso delle basi Usa e Nato.

Le recenti vicende nel Sahel mostrano che nei prossimi anni la lotta al terrorismo internazionale impegnerà l’Italia e gli alleati. Saremo ben presto messi alla prova con nuove operazioni di mantenimento o imposizione della pace nel Mali ed è necessario scegliere rapidamente e in maniera trasparente. Occorre quindi prendere decisioni realmente congiunte per quanto riguarda gli obiettivi e l’impiego dei droni.

È noto che quanto scritto nei programmi non è assolutamente irreversibile. Aggiustamenti sono sempre possibili in itinere, come dimostra la presa di posizione del Pd sui caccia F35. Leggendo il programma, nessuno si sarebbe aspettato un atteggiamento tale, ma questo è anche il prezzo pagato al programma di Sel, partito che in merito all’Alleanza Atlantica è estremamente chiaro.

Errori da evitare
Occorre infine un’adeguata attenzione per gli aspetti istituzionali della politica estera. Quelli che riguardano l’inserimento dell’Italia nei rapporti internazionali non vanno trascurati. Una cattiva conoscenza del sistema ci espone a sonore sconfitte. L’anno scorso la Corte Internazionale di Giustizia ha imputato all’Italia una violazione del diritto internazionale perché i tribunali italiani hanno convocato a giudizio la Germania a causa delle stragi compiute durante l’occupazione tedesca dopo l’8 settembre ‘43.

Pur avendo valide ragioni dalla sua parte, l’Italia sta correttamente onorando questa sentenza. In mancanza di un calcolo adeguato, l’Italia ha frettolosamente accettato che la questione fosse portata dinanzi a un’istanza giudiziale internazionale. Questi errori non dovrebbero ripetersi in altri contenziosi in cui l’Italia è coinvolta.

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