IAI
Conferenza regionale nel 2013

Medio Oriente senza armi nucleari

16 Ott 2012 - Cosimo Risi - Cosimo Risi

Alla Conferenza di riesame del Trattato di non proliferazione (Tnp) del 2010, Regno Unito, Russia e Stati Uniti, i tre depositari del Trattato, hanno concordato di lavorare insieme alla realizzazione entro il 2012 di una conferenza regionale sulla creazione di una zona priva di armi di distruzione di massa (Wmdfz – Weapons of Mass Destruction-Free Zone; Nwfz – Nuclear Weapons-Free Zone) in Medioriente.

Convocarla entro il 2012 sembra ormai impossibile, e si ipotizza il rinvio al 2013 per una serie di motivi: la crisi siriana, il caso iraniano, gli attacchi alle rappresentanze americane. Soprattutto l’incertezza sull’esito delle elezioni Usa di novembre.

Percorso a ostacoli
Da circa quaranta anni la comunità internazionale ambisce a creare una zona priva di armi di distruzione di massa in Medioriente. Risale al 1974 la prima proposta iraniana all’Assemblea generale delle Nazioni Unite (Unga) volta a creare tale zona. Nel 1980 Israele ha acconsentito che l’Unga approvasse la pertinente risoluzione senza voto. Nel 1989 l’Aiea diffuse il rapporto sulle “modalità di applicazione delle salvaguardie in Medio Oriente” e l’anno successivo l’Egitto propose alla Conferenza disarmo a Ginevra di creare una zona ancora più estesa.

Il tema venne ripreso dalla Conferenza di Madrid (1992) sui colloqui di pace in Medioriente, che non giunse ad alcuna conclusione per le divergenze fra Egitto e Israele, assenti comunque Iran e Iraq. La conferenza di riesame del Tnp del 1995 adottò una risoluzione per spingere le parti verso la Conferenza sulla zona come chiave per assicurare l’estensione senza limiti temporali dello stesso Tnp, e la successiva Conferenza Tnp del 2000 ribadì l’invito concordando di designare un facilitatore ed un paese ospitante. L’Unione europea ha poi organizzato un seminario a Parigi nel 2008 e conta di ospitarne un altro a Bruxelles nel novembre 2012.

La finalità della Conferenza sulla zona è di impegnare le parti a “non possedere, acquisire, testare, produrre, usare armi nucleari, chimiche e biologiche nonché i relativi sistemi di lancio”. La Finlandia ha assunto il compito di facilitatore e proposto di tenere la Conferenza a Helsinki nel dicembre 2012. Alla Conferenza Tnp di Vienna (maggio 2012), tuttavia, la stessa Finlandia ha confermato le difficoltà a mettere insieme tutte le parti interessate.

Estensione e influenza
Lo studio tecnico Aiea del 1989 ha delimitato il campo di applicazione della zona dalla Libia a ovest all’Iran a est e dalla Siria al nord allo Yemen a sud. Un successivo studio Onu ha incluso tutti i paesi della Lega araba nonché Iran e Israele. La Lega araba ha approvato la delimitazione, mentre proposte volte a comprendere Afghanistan, Pakistan e Turchia non hanno raccolto consensi sufficienti. Israele non ha obiettato, a condizione che tutti i paesi della regione siano accettati e trattati come parte integrante della zona. Insiste affinché la futura zona sia oggetto “di mutue misure di verifiche”.

Dopo gli attacchi alle proprie sedi all’estero, gli Stati Uniti stanno riflettendo sul loro impegno in Medioriente e sui loro rapporti col mondo musulmano. L’atteggiamento di Israele è dirimente. La presunta capacità dell’Iran di dotarsi di un arsenale nucleare costituisce una minaccia per la stessa sopravvivenza di Israele. La zona prima di armi di distruzione di massa significa anzitutto priva di armi nucleari e, in secondo luogo, del pericolo che si affaccino nuove potenze nucleari. Il caso Iran è aperto: ha la tecnologia sufficiente? Ha la volontà di svilupparla a fini militari? Ha l’intenzione di servirsene se tali condizioni sono soddisfatte?

Mario Arpino (La bomba degli Ayatollah, in AffarInternazionali, n. 222/2012) passa in rassegna le varie opzioni per risolvere la crisi iraniana: la diplomazia internazionale insiste al punto da rendere più ferme le attuali sanzioni; l’Iran sospende spontaneamente il programma nucleare accontentandosi dell’effetto di annuncio; l’Iran prosegue il programma e forza l’ingresso nel circolo delle potenze nucleari seguendo i precedenti di India, Pakistan, Nord Corea.

Le ultime due opzioni, e specie la terza, sono inaccettabili per Israele che fa della propria superiorità militare la chiave dell’influenza nella regione. Israele è tradizionalmente contrario a consentire la diffusione dell’arma nucleare ad altri paesi nella regione. Ed infatti non esitò ad attaccare i siti iracheni e siriani e oggi dà conto, sulla stampa nazionale, di piani volti a neutralizzare la minaccia iraniana prima che sia troppo tardi.

Verso Helsinki
La Conferenza che dovrebbe tenersi a Helsinki ha senso se vi partecipano tutti i paesi interessati. Ciascuno di loro vorrà portare i propri punti in agenda. Per un certo numero di paesi il vero disarmo è quello nucleare, poiché “la bomba” è l’arma di distruzione di massa tragicamente testata sul campo.

Ma non è la sola arma ad allignare nella regione. Altre non meno micidiali come le biologiche e le chimiche ne minacciano la sicurezza. E si tratta di armi dal sinistro vantaggio di richiedere una tecnologia più semplice per essere prodotte e utilizzate. Anche per questo, la Conferenza sulla zona dovrebbe coerentemente contemplare tutti i tipi di armi di distruzione di massa, per quanto “la bomba” sia la discutibile regina di questo campionato. Aumenta la tipologia delle armi da considerare, aumentano i problemi che il facilitatore deve risolvere per dare vita alla Conferenza.

.