IAI
Intervento in Libia

Ė lecito armare i ribelli libici?

1 Apr 2011 - Natalino Ronzitti - Natalino Ronzitti

Ė lecito armare i ribelli libici? Secondo la concezione tradizionale, i terzi stati possono intervenire aiutando, con l’invio di armamenti, il governo in carica, non gli insorti. La regola è ed è stata frequentemente violata, ma la sua vigenza è testimoniata dal fatto che l’aiuto agli insorti è in genere effettuato in modo coperto. Applicando la regola al caso libico si dovrebbe concludere che sarebbe lecito armare Gheddafi, e sarebbe invece illecito armare i ribelli!

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Cds) può però capovolgere la regola e stabilire un embargo generale o addirittura rendere lecito l’aiuto in armi agli insorti.

Risoluzioni Onu
Cosa stabiliscono, su questo punto, le risoluzioni 1970 (2011) e 1973 (2011) adottate dal Cds nei confronti della Libia sul presupposto che la situazione libica e la repressione di Gheddafi costituiscano una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale e quindi facciano scattare le misure previste dal Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite?

Nel par. 9, la risoluzione 1970 ha stabilito l’embargo totale sulle forniture di materiale bellico alla Libia: l’embargo si applica a tutto il territorio libico, inclusi gli insorti. Per monitorare la situazione, la risoluzione ha istituito un Comitato delle sanzioni, composto da tutti i membri del Cds, prassi ormai divenuta abituale per questo tipo di risoluzioni.

La 1970 prevede però tre deroghe all’embargo:
a) fornitura di materiale militare non letale, destinato ad un uso esclusivamente umanitario, purché preventivamente approvato dal Comitato delle sanzioni;
b) materiale di protezione, come giubbe antiproiettile, destinato esclusivamente ad uso personale dei rappresentanti delle Nazioni Unite, dei media e di coloro che svolgono funzioni umanitarie;
c) vendita o fornitura di armi e fornitura di relativa assistenza e personale, preventivamente approvate dal Comitato delle sanzioni.

La risoluzione 1973 ha a sua volta inasprito l’embargo, consentendo la visita in alto mare di navi battenti bandiera altrui allo scopo di accertare se esse trasportino armi e mercenari. La risoluzione consente anche di prendere tutte le misure necessarie per proteggere i civili e le aree popolate sotto minaccia di attacco, inclusa Bengasi.

La risoluzione non consente l’occupazione di qualsiasi parte del territorio libico, cioè lo sbarco di truppe di terra, ma autorizza, come si è detto, gli stati membri delle Nazioni Unite a prendere tutte le misure necessarie per proteggere la popolazione civile sotto minaccia di attacco, “nonostante il paragrafo 9 delle risoluzione 1970”, che abbiamo visto essere quello che stabilisce l’embargo.

Quale lettura dare delle due risoluzioni ?

Interpretazioni
Una possibile lettura della risoluzione 1970 induce ad affermare che la fornitura di armi sia possibile, purché autorizzata dal Comitato delle sanzioni. La 1970 è sostanzialmente una risoluzione anti-governo libico, cui viene chiesto di cessare “immediatamente” ogni violenza: quindi la fornitura di armi, che il Comitato delle sanzioni dovesse autorizzare, è a senso unico, cioè a favore dei ribelli.

La risoluzione 1973 va oltre. Poiché gli stati sono autorizzati a prendere tutte le misure necessarie per proteggere la popolazione civile, tra le misure in questione potrebbe rientrare la fornitura di armi ai ribelli, al solo scopo difensivo. Non osta in questo caso l’embargo disposto dalla risoluzione 1970: è infatti espressamente detto che le misure possono essere adottate, “nonostante” quanto disposto dal paragrafo 9.

A nostro parere, l’unico punto in discussione riguarda lo stabilire se sia ancora necessaria la preventiva autorizzazione del Comitato delle sanzioni disposta dalla risoluzione 1970 o se, al contrario, gli stati membri possano ritenere la necessità di tale autorizzazione ormai superata dalla risoluzione 1973.

Non ci nascondiamo che la lettura qui proposta non è incontrovertibile. Autorevoli giuristi, come Philippe Sands dell’University College di Londra, affermano ad esempio che l’embargo sulle armi è totale, mentre altri tengono una posizione intermedia e dicono che la fornitura è possibile, se autorizzata dal Comitato delle sanzioni.

Divisioni fra gli Stati
La divisione è anche tra gli Stati. Tanto il Segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, quanto il rappresentante americano all’Onu, Susan Rice, si sono pronunciate a favore della fornitura delle armi agli insorti. Gli Usa sono stati gli artefici dell’inserimento nella risoluzione 1973 dell’inciso “nonostante il paragrafo 9” e la Clinton lo ha opportunamente ricordato.