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Le nuove ambizioni di Budapest

Il Gruppo di Visegrad e la presidenza ungherese dell’Ue

30 Dic 2010 - Andrea Carteny - Andrea Carteny

Nel primo semestre del 2011 la presidenza di turno dell’Ue sarà detenuta dall’Ungheria, nel secondo dalla Polonia: può essere l’occasione per un rilancio del ruolo europeo dei paesi dell’Europa centrale, che negli ultimi tempi hanno avviato nuovi progetti di integrazione regionale rivolti ai paesi dei Balcani occidentali e a quelli dell’Est Europa. Nel 2011 si celebra peraltro il ventennale di uno dei più autorevoli club di paesi ex-socialisti: il Gruppo di Visegrad, costituito nel 1991 da Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia. La nuova leadership ungherese, in particolare, non fa mistero di voler utilizzare sia la presidenza semestrale dell’Ue che le potenzialità del Gruppo di Visegrad per accrescere la sua proiezione internazionale. Dovrà però fare i conti con la grave crisi economica interna, con le reazioni negative suscitate in Europa dalla nuova legge sui media recentemente varata dal governo di centro-destra e con le preoccupazioni dei vicini per alcune iniziative intraprese da Budapest per rafforzare i legami con le comunità ungheresi oltre frontiera.

Il rilancio del Gruppo di Visegrad
Il 15 febbraio 1991 il primo ministro ungherese József Antall, il presidente cecoslovacco Václav Havel e quello polacco Lech Wałęsa si incontrarono nella località ungherese di Visegrád per realizzare una prima concreta iniziativa di cooperazione tra paesi in transizione dal socialismo reale. Visegrád era stata scelta come sede dell’incontro in ricordo dell’intesa sottoscritta dai re di Ungheria, Boemia e Polonia nel XIV secolo. Diventato Visegrad Four (V4) nel 1993, dopo la divisione tra Repubblica Ceca e Slovacchia, questo club raccoglie circa 65 milioni di abitanti distribuiti su una superficie di oltre mezzo milione di chilometri quadrati.

Gli incontri del Gruppo di Visegrad, la cui agenda è gestita da una presidenza a rotazione, sono utili appuntamenti di dialogo tra paesi vicini, anche se negli ultimi anni, con lo sviluppo dei processi di integrazione dell’Ue e della Nato, il ruolo del V4 è passato in secondo piano. Nel 1999 il varo di un Fondo internazionale Visegrád, con sede a Bratislava, sostenuto dai quattro paesi membri, ha dotato la cooperazione regionale anche di uno strumento finanziario, consentendo di avviare, tra l’altro, importanti programmi di mobilità studentesca e di sostegno agli studi. Nel 2002, inoltre, si è costituito, su iniziativa ungherese, un gruppo di lavoro per il coordinamento delle politiche energetiche, tutt’ora attivo.

Svolta a destra
Le elezioni che si sono svolte nei paesi del V4 nel 2010 hanno segnato una chiara “sincronizzazione a destra” della politica centro-europea.

Ad aprile, in Ungheria, Viktor Orbán, già premier dal 1998 al 2002, ha vinto le elezioni politiche con oltre il 50% dei voti, conquistando 2/3 dei seggi. Orbán ha così riportato al governo il centro-destra del “Fidesz-MPSz” (l’alleanza “civica” e borghese dei “giovani liberali”), ponendo fine al predominio dei socialisti durato otto anni (2002-2010).

Nelle elezioni parlamentari di maggio, nella Repubblica Ceca, nonostante i socialdemocratici si siano affermati come primo partito (22%), il Partito Civico Democratico (20%) ha dato vita ad una coalizione di governo di centro-destra guidata dal suo leader, Petr Nečas. Analogamente in Slovacchia, dopo le elezioni parlamentari di giugno, la coalizione tra socialdemocratici e nazionalisti, che aveva sostenuto il governo di Robert Fico, ha lasciato il posto a un nuovo governo di centro-destra, guidato dalla cristiano-democratica Iveta Radičova con la partecipazione del partito ungherese “Most-Híd”.

Alle elezioni presidenziali polacche di giugno, infine, Bronisław Komorowski, il candidato di Piattaforma Civica (il partito del premier Donald Tusk), ha sconfitto Jarosław Kaczyński (gemello di Lech, il presidente scomparso alcuni mesi prima in un disastro aereo).

Schiarita nei rapporti ungaro-slovacchi
Negli ultimi anni i rapporti regionali avevano conosciuto varie tensioni, in particolare tra Budapest e Bratislava. In Slovacchia la politica nazionalista del governo Fico nei confronti della minoranza ungherese aveva provocato ripetute crisi diplomatiche, nonostante i due paesi siano entrambi membri della Nato e dell’Ue.

I primi atti del nuovo governo ungherese sono stati caratterizzati da un forte sostegno alle comunità di lingua e cultura magiara presenti nei paesi limitrofi, sia attraverso provvedimenti legislativi (come la concessione della cittadinanza per le popolazioni d’oltre frontiera di lingua e origine ungherese) sia con atti simbolici, come l’istituzione del giorno dell’“unità nazionale” da celebrare il 4 giugno, in ricordo del trattato del Trianon del 1920. Per effetto di quel trattato, ancora oggi sono presenti consistenti comunità ungheresi nei paesi limitrofi, soprattutto in Romania (circa 1 milione e mezzo), Slovacchia (oltre mezzo milione), Serbia (quasi 400 mila), e Ucraina (oltre 150 mila). Nel novembre 2010 il governo ungherese ha convocato una Conferenza permanente magiara comprendente rappresentanti delle comunità ungheresi d’oltreconfine.

La svolta politica a Bratislava ha però facilitato l’avvio di un nuovo corso nei rapporti con Budapest, suggellato proprio dal vertice V4 tenutosi nella capitale magiara il 20 luglio scorso. Il passaggio della presidenza del gruppo dall’Ungheria alla Slovacchia è stata l’occasione per un incontro fra i nuovi primi ministri ungherese e slovacco e per il rilancio del ruolo del club all’interno dell’Ue. A venti anni dalla sua fondazione, il gruppo di Visegrad dà corpo al formato “V4+”, che assegna ai suoi membri il compito di favorire l’integrazione euro-atlantica di altri paesi est e sud-europei, da quelli dei Balcani occidentali ai partner orientali.

Squilibri economici
Il 6 e il 22 ottobre i ministri degli esteri dei V4 si sono incontrati per preparare la progressiva integrazione dei paesi dei Balcani occidentali nel gruppo di Visegrad (anche in vista dell’adesione all’Ue). Questo processo potrà essere facilitato dal fatto che nel 2011 la presidenza di turno dell’Ue spetterà prima all’Ungheria e poi alla Polonia.

Negli ultimi anni i paesi di quest’area hanno avuto bassi livelli di crescita economica, nonostante alcuni benefici indiretti dell’impetuosa ripresa tedesca. Dal 2005 al 2009, secondo dati della Banca mondiale, il reddito annuo pro capite dell’Ungheria è aumentato da 10 a quasi 13 mila dollari, rimanendo superiore a quello della Polonia (12 mila), ma decisamente inferiore a quello della Repubblica Ceca (17 mila) e della Slovacchia (16 mila). Insieme alla negativa tendenza evidenziata dai dati del Pil e dell’occupazione fin dal 2006, anche a livello monetario il fiorino ungherese ha subito svalutazioni pesanti (la più grave nel marzo 2009, l’ultima nel giugno 2010). I gravi squilibri macroeconomici e di bilancio espongono il paese al rischio di default.

Subito dopo il suo insediamento, il nuovo governo Orbán ha lanciato un piano di “austerità alternativa”, rifiutando gli aiuti del Fondo monetario internazionale (Fmi) – che erano condizionati all’attuazione di una drastica terapia economica – e varando un pacchetto di misure di stampo populista: anziché tagliare salari, pensioni, sanità e istruzione, è stata aumentata la tassazione sui profitti di banche e multinazionali. Un’altra novità introdotta da Orban, questa volta in materia di politica estera, è l’apertura verso la Russia di Putin e Medvedev, da cui potrebbero provenire le risorse finanziarie necessarie a colmare la lacuna lasciata dagli investitori occidentali, per niente convinti dell’efficacia delle misure varate da governo.

Un quadro a chiaroscuro
A questo quadro di luci ed ombre si è aggiunta la legge sui media varata dal governo Orbán il 20 dicembre, che molti osservatori e la stessa Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) considerano in contrasto con gli standard europei sulla libertà di informazione. Non è escluso che ne scaturiscano tensioni con l’Ue proprio durante il semestre di presidenza ungherese.

Le ambizioni del governo ungherese saranno dunque messe alla prova ben presto. La solidarietà centroeuropea è indubbiamente per Budapest un atout importante, come dimostrano i tentativi di rilancio del Gruppo di Visegrad, ma sia la questione delle minoranze ungheresi sia i problemi interni di cui si è detto potrebbero creare nuove difficoltà ed imbarazzi.

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Vedi anche:

A. Carteny: L’Italia e la tigre dei Balcani