IAI
Missioni all’estero

Lo strano caso dei bombardieri italiani in Afghanistan

18 Ott 2010 - Valerio Briani - Valerio Briani

È opportuno che aerei da guerra, in zona di operazioni, siano equipaggiati con delle bombe? Gli aerei in questione sono i quattro cacciabombardieri AMX “Ghibli” schierati dall’Italia in Afghanistan. La bizzarra querelle è stata innescata dal ministro della difesa Ignazio La Russa, che ha affermato di voler equipaggiare gli AMX con bombe di precisione (attualmente sono armati solo con il cannoncino di bordo). Tuttavia, invece di limitarsi a comunicare questa sua decisione, il ministro ha voluto prima consultare il Parlamento, chiedendo alle Camere di condividere questa responsabilità con il governo, informalmente e in via preventiva. Ciò ha dato vita a due audizioni del ministro nelle aule di Camera e Senato, il 13 ottobre scorso. Il partito democratico si è detto però nettamente contrario, e la discussione si è conclusa senza un accordo bipartisan. Spetterà quindi ora al governo decidere, sulla base della sua maggioranza.

Bomba o non bomba
Gli argomenti contrari all’armamento degli AMX, così come espressi dall’opposizione nel corso del dibattito, possono essere riassunti come segue. Le bombe lanciate da aerei sono inutili perché il nemico talebano è sfuggente, e ricorre soprattutto ad agguati e ordigni esplosivi ai margini delle strade; i bombardamenti potrebbero risultare controproducenti a causa dell’alto rischio di provocare vittime civili; la nuova strategia del presidente Obama prevede una diminuzione dei bombardamenti aerei, proprio per minimizzare le perdite civili.

Tali argomenti non sono però molto convincenti. È infatti anche possibile che le tattiche di guerriglia impiegate dai talebani rendano il bombardamento aereo utile solo in circostanze eccezionali, magari anche più uniche che rare. Ma è questo un argomento sufficiente per negare l’utilità dell’appoggio aereo effettuato con bombe? Sono piuttosto argomenti a sfavore di una strategia basata unicamente sul bombardamento aereo (strategia che nessuno ha auspicato, e che non è in discussione). Il costo di un armamento per soli quattro aerei sarebbe ampiamente giustificato anche da un unico intervento, magari risolutore.

Per quel che riguarda i rischi per la popolazione civile, il problema è piuttosto quello di comprendere se e in quale misura dovrebbero essere modificate le vigenti, restrittive, regole di ingaggio del contingente italiano, per adattarle all’impiego di tali sistemi d’arma. Teniamo peraltro presente che in Afghanistan il contingente italiano già impiega artiglieria pesante a lunga gittata.

In altri termini, armare gli AMX con bombe non implica automaticamente una licenza a utilizzarle senza restrizioni e contro ogni tipo di obiettivo. In particolare, come ha sottolineato il ministro, i soldati italiani si trovano oggi ad operare per la maggior parte del tempo in avamposti desertici e strade di campagna, non in centri abitati. Per cui, interventi di appoggio aereo a soldati in difficoltà si svolgerebbero in ambienti isolati, con minori rischi di coinvolgimento della popolazione civile.

Infine, è vero che la strategia di Obama prevede un minore affidamento all’uso dell’arma aerea. Ma non prevede certo la rinuncia all’uso di bombardamenti.

In realtà, l’installazione di bombe sugli AMX non rappresenterebbe una grande “escalation” rispetto agli armamenti attualmente utilizzati dagli italiani in Afghanistan. I sei elicotteri d’assalto Mangusta, anch’essi operativi in Afghanistan , sono armati con missili anticarro e razzi da 81mm – ordigni diversi da quelli che potrebbero essere montati sui Ghibli, ma di non dissimile potenza distruttiva.

Assunzione di responsabilità
La proposta del ministro, messa sul tavolo dietro richiesta dei comandi militari, non sembra quindi voler modificare in modo radicale il profilo della missione e, da questo punto di vista, non avrebbe dovuto sollevare obiezioni sostanziali. Il problema però è quello di chiarire le rispettive sfere di competenza e di responsabilità. Su chi deve ricadere l’onere di approvare l’invio dei nuovi armamenti?

In via generale ed entro certi limiti, la scelta dell’armamento più adatto da schierare in una missione militare spetta ai militari stessi, in un dialogo costruttivo con il governo: sono i tecnici, e non i politici, a sapere quali equipaggiamenti siano utili e quali no in un determinato scenario. È poi responsabilità del governo, e segnatamente del ministro della Difesa, assicurare che le forze armate dispongano dei mezzi necessari per svolgere la propria missione, e che tali mezzi corrispondano alle scelte politiche e strategiche prese dal governo. Su questa base, in ultima analisi, è quindi il ministro, a nome del governo, ad autorizzare l’invio in teatro dei mezzi e materiali ritenuti necessari. Compito del Parlamento è invece quello di esercitare il controllo politico sulle decisioni del Governo, seguendo lo svolgimento delle operazioni e esprimendo la sua valutazione sul loro profilo politico ed eventualmente costituzionale, nonché sulla loro opportunità, sulla loro congruenza con l’interesse nazionale e con i principi basilari del diritto internazionale umanitario, sui loro costi, eccetera.

Non dovrebbe invece spettare al Parlamento il compito di autorizzare o meno l’invio sul campo di questo o quel materiale di armamento, sia perché ciò lo porterebbe ad assumere competenze e responsabilità che sono proprie dell’esecutivo, sia perché, nei fatti, ciò provocherebbe un inevitabile e gravoso allungamento dei tempi necessari per la soddisfazione dei bisogni delle forze armate e accrescerebbe l’incertezza delle decisioni operative.

Nel caso specifico, il ministro ha ricevuto un’esplicita richiesta di armare gli AMX da parte di militari preoccupati per le carenze del sistema attuale che li obbliga, in caso di necessità, a chiamare in soccorso aerei alleati, non sempre disponibili nei tempi e nelle modalità richieste. Rientra pienamente nei poteri del ministro e del Governo autorizzare senza indugi una misura che egli, tra l’altro, ha affermato di ritenere utile, se non necessaria.

Per quali ragioni il ministro ha ritenuto di coinvolgere il Parlamento? È possibile che abbia voluto tendere una mano all’opposizione al fine di favorire un clima politico più disteso. È altrettanto possibile, però, che il ministro abbia inteso condividere con l’opposizione la responsabilità di una misura che potrebbe rivelarsi impopolare nel caso di incidenti sul campo. Il Partito Democratico si è prontamente tirato indietro. In questo gioco delle parti, chi perde è il contingente italiano in Afghanistan che ancora non ha ottenuto gli armamenti per gli AMX.

Il perseguimento degli obiettivi di politica estera e la valorizzazione degli sforzi e dei sacrifici del personale militare impegnato in missione richiedono che ogni componente della macchina dello Stato si assuma le proprie responsabilità. Spiace constatare che l’opposizione e, soprattutto, il Governo abbiano dimostrato una mancanza di coraggio politico che va a detrimento dei nostri soldati impegnati nella difficile missione Isaf. Inoltre, l’iniziativa del ministro di fatto ha rafforzato quella componente di pensiero, non imposta dalla nostra Costituzione, secondo la quale il Parlamento deve non solo autorizzare le missioni internazionali, ma anche intervenire sulle modalità tecniche per attuarle.

.

Vedi anche:

N. Ronzitti: L’Italia in Afghanistan dopo il caso Emergency

M. Arpino: Afghanistan, qualcosa non funziona

M. Arpino: Obama, i generali e le teste d’uovo

S. Silvestri: Afghanistan tra escalation e ipotesi di spartizione