IAI
Bilancio della difesa

Forze armate sotto pressione

14 Apr 2010 - Valerio Briani - Valerio Briani

Il bilancio italiano per la difesa continua a contrarsi: nel 2010 sono previsti nuovi tagli, che aggraveranno ulteriormente il già pesante squilibrio nella ripartizione dei finanziamenti. Per quanto tempo ancora le Forze Armate riusciranno ad operare efficacemente, tenendo conto anche del crescente impegno in missioni internazionali e in operazioni di pubblica sicurezza in patria? Calcolare quanto spenda realmente l’Italia per la difesa non è semplice: a seconda delle voci considerate e della metodologia utilizzata, la cifra può variare notevolmente.

La nota aggiuntiva allo stato di previsione della spesa per il 2010, pubblicata dal Ministero della Difesa, indica una spesa pari a 20,36 miliardi di euro. Secondo la stima del gruppo Sicurezza e Difesa dello IAI (vedi Economia della difesa: tabelle e grafici 2010), invece, le risorse effettivamente disponibili per la difesa nel 2010 sono ancor più limitate e ammontano a 17,6 miliardi.

Quanto si spende davvero…
La stima dello Iai include solo le voci che contribuiscono realmente a produrre sicurezza esterna per il paese nel corso dell’anno di riferimento: la cosiddetta Funzione difesa, le spese per le missioni militari all’estero, e gli investimenti per l’acquisizione e lo sviluppo di armamenti.

Il capitolo Funzione difesa del bilancio del Ministero della Difesa raccoglie tutti i costi relativi al funzionamento delle Forze Armate, come le spese per il personale, l’addestramento, l’acquisizione e la manutenzione degli equipaggiamenti ec. Sono, quindi, escluse dal computo le voci che non riguardano il funzionamento dello strumento militare: le pensioni o le spese riguardanti altre attività (ad esempio i servizi per il traffico aereo civile). Gli stanziamenti per la funzione difesa 2010 ammontano a 14.280 milioni, in calo di 60 milioni rispetto al 2009. Continua quindi il trend discendente cominciato nel 2008, quando per la Funzione difesa erano stati stanziati 15,4 miliardi.

A questo valore vanno aggiunte le spese per il personale dei Carabinieri non impegnato nel campo della pubblica sicurezza, cioè i Carabinieri in missione all’estero e quelli che svolgono funzioni di polizia militare. Questa voce è stimata 419 milioni.

Per quanto riguarda le missioni, la legge n.30 del marzo 2010 ha stanziato complessivamente 706 milioni di euro per il rifinanziamento delle missioni militari fino al giugno 2010. Questa cifra è stata calcolata lasciando fuori i costi per le missioni civili, i contributi alle attività di organizzazioni internazionali e la cooperazione allo sviluppo. Raddoppiando gli stanziamenti della legge n. 30, il costo per le missioni militari dell’Italia per il 2010 dovrebbe attestarsi intorno ai 1.412 milioni.

Infine, nel novero delle spese della difesa dovrebbero rientrare anche i finanziamenti erogati dal Ministero per lo Sviluppo economico (Mse) per progetti industriali di rilevanza nazionale quali Eurofighter, Fremm e Freccia. Lo stanziamento dell’Mse 2010, basato su mutui pluriennali, dovrebbe ammontare quest’anno a poco meno di 1,5 miliardi. Il totale ammonta a 17,6 miliardi; una cifra che, seppure inferiore a quella dei principali partner europei, non è insignificante.

…e come si spende
Da un rapido sguardo ai singoli capitoli componenti la Funzione difesa emerge però un quadro poco incoraggiante. In verità, una nota positiva è rappresentata dalla spesa per gli investimenti, che aumenta di 287 milioni; un incremento del 10% rispetto al 2009, che porterà il totale a 3.172 milioni di euro, consentendo il mantenimento degli impegni assunti dal paese nell’ambito dei programmi di sviluppo internazionali.

Le spese per il personale scendono a 9.345 milioni di euro, cioè 219 milioni in meno rispetto all’anno precedente. Tale cifra rappresenta oltre il 65% dei fondi complessivi della funzione difesa, percentuale lontana dal quel 40% indicato come obbiettivo “teorico” della riorganizzazione della difesa. Oltretutto, buona parte del taglio è ascrivibile alla riduzione del numero dei volontari di truppa, che passeranno da oltre 88 mila a circa 80 mila, non essendo previsto l’arruolamento di nuovi volontari. Ci si allontana, quindi, sempre più dall’obbiettivo di una forza di 190 mila uomini – tra volontari di truppa, ufficiali e sottufficiali – prevista dalla legge 331 che aveva istituito il servizio militare professionale (nel 2010 saremo a circa 179 mila, dai 188 mila del 2008).

Inoltre, si aggrava ulteriormente lo squilibrio tra volontari di truppa da un lato e ufficiali e sottufficiali dall’altro. Questi ultimi sono in esubero rispetto alle reali esigenze. Se nel 2009 il rapporto ufficiali e sottoufficiali / truppa era 1,1 (più di un graduato per soldato), nel 2010 salirà a 1,19. E’ stato calcolato che il rilascio del personale in esubero consentirebbe risparmi nell’ordine dei 2,5 miliardi.

Ancora più preoccupante, infine, lo stato del capitolo relativo all’Esercizio, che comprende voci fondamentali quali la formazione e l’addestramento del personale, nonché la manutenzione e il supporto degli equipaggiamenti. Il capitolo, che tra il 2008 ed il 2009 aveva già subito un drastico taglio del 29%, ha sofferto un ulteriore decremento del 6,8%, passando a 1.760 milioni di euro (nel 2001, le spese per l’Esercizio ammontavano a 3.570 milioni). Con tali livelli di spese, chiosa la nota aggiuntiva 2010 , “è possibile soddisfare, e non in modo adeguato, le esigenze nelle aree fondamentali della formazione e dell’addestramento… le restanti aree afferenti ad esempio il mantenimento e la manutenzione generale dei mezzi ed equipaggiamenti… permangono ed anzi accentuano la loro condizione di forte sottofinanziamento…”.

Va ricordato, peraltro, che le Forze Armate sono sempre più intensamente impegnate in missioni internazionali, e che lo saranno sempre più anche in operazioni di pubblica sicurezza, il che comporterà un aggravio di pressione sul personale e di usura degli equipaggiamenti.

La spesa per la difesa è quindi insoddisfacente sia dal punto quantitativo che qualitativo: si spende, cioè, poco e male, al punto che la stessa nota aggiuntiva paventa che ne possano essere compromesse le capacità operative delle forze armate.

Le prospettive, peraltro, non sembrano rosee. Il ministro della Difesa si è detto di recente fiducioso di poter mantenere la spesa per la funzione difesa al livello attuale, abbandonando quindi l’ambizione, assunta ad inizio mandato, di portarla fino all’1,2% del Pil. Impossibile, quindi, sperare in un miglioramento della situazione dal punto di vista quantitativo; se andrà bene, si riuscirà a mantenere l’attuale, insufficiente livello di spesa.

Dal punto di vista qualitativo, non risultano allo studio i provvedimenti straordinari che sarebbero necessari per correggere il grave squilibrio del personale. Se la classe dirigente (politica e militare) non porrà mano in fretta a questo stato di cose, il rischio è che il paese si ritrovi con uno strumento militare impossibilitato a svolgere appieno le proprie funzioni.

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Vedi anche:

G. Gasparini: Il vero bilancio italiano della difesa

M. Arpino: Le forze armate al bivio