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Ambiente

Uno scudo di emergenza contro il riscaldamento climatico

18 Set 2009 - Filippo Chiesa - Filippo Chiesa

A meno di tre mesi dalla conferenza climatica di Copenhagen, le speranze di negoziare un accordo tra paesi sviluppati e paesi emergenti che riduca sostanzialmente le emissioni di gas a effetto serra sono appese ad un filo. Al tempo stesso, sta prendendo piede l’idea di raffreddare intenzionalmente il clima attraverso pratiche di geoingegneria. Date le opportunità e i rischi che tali pratiche presentano, è auspicabile che si dia inizio ad un dialogo tra policy-makers, scienziati ed esperti di relazioni internazionali su come regolamentare il progresso di questa nuova frontiera scientifica.

Corsa contro il tempo
Le conseguenze nefaste del surriscaldamento climatico potrebbero verificarsi ben prima di quanto inizialmente previsto. Alcune di esse potrebbero essere catastrofiche; per fare solo un esempio, lo scioglimento dei ghiacciai dell’artico potrebbe rilasciare nell’atmosfera alte dosi di metano, che farebbero aumentare la temperatura del pianeta in modo imprevedibile. Per tentare di ridurre la probabilità di cambiamenti climatici catastrofici, le emissioni di CO2 dovrebbero essere ridotte del 60 o 80% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050 – un obiettivo molto arduo da raggiungere.

In questo contesto, molti studiosi hanno iniziato a considerare metodi per abbassare il livello di temperatura globale senza necessariamente ridurre le emissioni di CO2. Il termine geoingegneria si riferisce ad alcune tecniche finalizzate ad aumentare la riflessività dell’atmosfera (ed aumentare così la quantità di radiazioni solari riflesse prima che esse raggiungano la terra) o ad aumentare la capacità della terra di assorbire l’anidride carbonica già presente nell’atmosfera. Entrambi i metodi otterrebbero una riduzione della temperatura globale. Il primo obiettivo può essere raggiunto attraverso il lancio di particelle di diossido di zolfo nella stratosfera (in modo da ricreare l’effetto di un’eruzione vulcanica che tende a diminuire la temperatura terrestre) o l’inondazione delle nuvole con una soluzione salina – anch’essa infatti ha la proprietà di riflettere le radiazioni solari. L’aumento della capacità della terra di assorbire anidride carbonica potrebbe invece essere raggiunto attraverso la fertilizzazione degli oceani (che si riempirebbero così di più alghe, voraci di CO2) o la creazione di centrali di assorbimento del carbonio.

Il vantaggio principale della geoingegneria è che si tratta di un mezzo relativamente economico di tenere a freno il surriscaldamento globale. Si stima che la messa in pratica di alcuni di questi progetti costerebbe qualche centinaio di milioni di dollari all’anno, una cifra alla portata di qualsiasi paese sviluppato. La riduzione delle emissioni, per essere efficace, deve invece essere coordinata tra molti paesi con interessi divergenti , ed è perciò soggetta al problema del free riding (la tentazione di trarre i vantaggi dagli sforzi altrui senza contribuire all’obiettivo comune); la geoingegneria potrebbe risolvere tale problema. Grazie a questi vantaggi, essa viene considerata sempre di più come uno “scudo di emergenza” contro il cambiamento climatico, da usare in caso di necessità estrema. In quest’ottica, la geoingegneria ha destato interesse presso società scientifiche, premi Nobel per la chimica, prestigiose riviste di relazioni internazionali quali Foreign Affairs, ed alcuni esperti vicini all’attuale amministrazione americana.

I rischi della geoingegneria
La geoingegneria rappresenta un’alternativa affascinante alla riduzione delle emissioni, ma non priva di rischi. Aumentare la riflessività delle nubi non contribuisce a diminuire la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera, causa dell’acidificazione degli oceani in grado di distruggere l’ecosistema marino. Inoltre, spruzzare diossido di zolfo nella stratosfera potrebbe aumentare il rischio di piogge acide o manomettere pericolosamente il ciclo idrico, causando temporanei eccessi o scarsità di piogge in varie zone del pianeta.

Modificare intenzionalmente il clima potrebbe inoltre privare gli ecosistemi della capacità di adattarsi gradualmente ai cambi di temperatura e renderebbe impossibile tornare indietro una volta “girato il termostato” per la prima volta. Tutti questi rischi sono rinforzati dal fatto che, come ricordato in precedenza, i progetti di ingegneria potrebbero essere lanciati anche da una sola nazione con le risorse finanziarie sufficienti a farlo. Questa caratteristica porta con sé tutti i rischi dell’azione unilaterale, che potrebbe non tenere in considerazione gli effetti degli esperimenti geoingegneristici sugli altri paesi. Il futuro del pianeta potrebbe, in poche parole, essere lasciato nelle mani di pochi individui con il potere di cambiare artificialmente la temperatura globale.

Come evitare un volo di Icaro
Modificare il clima terrestre può sembrare una forma di hubris scientifica. È anche vero, però, che le attività umane hanno già contribuito a modificare il clima in modo non intenzionale, attraverso enormi emissioni di gas ad effetto serra. La possibilità di raffreddare la temperatura planetaria attraverso la geoingegneria non può diventare un’alternativa di lungo periodo alla riduzione delle emissioni e alla trasformazione dei modelli di sviluppo economico, ma può rappresentare una necessaria misura di emergenza in caso gli effetti del cambiamento climatico risultino davvero più gravi del previsto. I rischi degli effetti collaterali della geoingegneria e il pericolo di un’azione unilaterale non possono tuttavia essere sottovalutati. La comunità scientifica e i rappresentanti dei governi potrebbero iniziare un dialogo – inserendolo negli incontri di preparazione alla conferenza di Copenhagen – con tre chiari obiettivi. Innanzitutto, stabilire dei finanziamenti alla ricerca che permettano di verificare i rischi e le opportunità effettive della geoingegneria. In secondo luogo, ricerca e esperimenti potrebbero essere posti sotto la supervisione di un organo multilaterale che tenga in considerazione gli obiettivi di tutti gli interessati. Infine, una serie di norme internazionali potrebbero essere negoziate per regolamentare in modo efficace la possibilità di utilizzo dei progetti di geoingegneria qualora ve ne sia la necessità.

La ricerca scientifica sui metodi per abbassare artificialmente la temperatura terrestre suscita giustificati timori. Ma la realtà è che tali metodi sono già oggetto di studio di molti scienziati, aziende, e istituti di ricerca. Coordinare la ricerca a livello internazionale farebbe sì che, se davvero ci trovassimo in dovere di fermare trasformazioni catastrofiche per l’ecosistema terrestre, potremmo tentare di farlo in modo multilaterale e con maggior cognizione di causa. Lasciare a pochi individui la possibilità di lanciare, in modo avventuristico, progetti non sottoposti a rigore scientifico equivarrebbe a volare verso il sole con delle ali di cera.

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Vedi anche:

F. Chiesa: L’autunno caldo di Obama in vista di Copenhagen

R. Matarazzo: L’autunno caldo dell’Ue

Foreign Affairs, The Geoengineering Option. A Last Resort Against Global Warming?

The New York Times, The Earth is Warming? Adjust the hermostat

La Repubblica, Nuvole artificiali: ecco lo scudo bianco che salverà la Terra