IAI
Elezioni in Serbia

La dubbia vittoria di Tadic

20 Mag 2008 - Valerio Briani - Valerio Briani

L’11 maggio i serbi sono andati alle urne per eleggere il nuovo parlamento. La coalizione guidata dal partito del presidente Tadic, denominata “Per una Serbia europea – Boris Tadic”, ha ottenuto più voti delle aspettative, mentre l’ultranazionalista Partito Radicale, finora prima forza in Parlamento, è andato relativamente male. I risultati delle elezioni sono stati quindi presentati dai media occidentali come una vittoria dei partiti europeisti.

Si tratta però una semplificazione che non tiene conto della complessità del sistema politico serbo, come sottolinea il recente studio dello IAI per il Senato. Non sempre, a Belgrado, il partito che ottiene più voti riesce a dar vita ad un governo. Il partito radicale serbo, ad esempio, è da 5 anni il maggiore partito del paese ed è sempre rimasto all’opposizione. Quali sono, quindi, i veri vincitori delle elezioni, e quale governo verrà eletto dal nuovo Parlamento?

Vincitori e vinti
La coalizione “Per una Serbia europea” ha senza dubbio vinto il confronto con il suo diretto avversario, il partito radicale. Le due formazioni erano date entrambe intorno al 30%. La coalizione di Tadic ha finito per prendere il 38,7% dei voti (102 seggi), mentre il partito radicale è fermato al 29,2% (77 seggi). La vittoria della coalizione europeista è però incompleta: i seggi conquistati non sono sufficienti a Tadic per formare un governo. Il numero minimo di seggi per una maggioranza in Parlamento è di 126. I partiti della coalizione saranno quindi costretti a trovare uno o più partiti disposti a formare un governo.

Apparentemente, il primo della lista degli sconfitti dovrebbe essere proprio il partito radicale serbo. Contrariamente alle previsioni, il Srpska radikalna stranka (Srs) non è riuscito a superare il 29,2%. Si supponeva che questa volta i radicali avrebbero beneficiato della frustrazione della Serbia per la dichiarazione di indipendenza del Kosovo, ed erano quindi dati in vantaggio di qualche punto sulla coalizione di Tadic. Così non è stato. Il numero di voti conquistati dall’Srs è rimasto sostanzialmente uguale a quello delle ultime elezioni politiche.

Soluzione parlamentare
La vittoria che è sfuggita all’Srs alle urne potrebbe però essere conquistata in Parlamento. Un’alleanza dell’Srs con il Demokratska stranka Srbije (Dss) di Kostunica è quasi data per scontata. All’Srs-Dss basterebbero poi altri 19 seggi per ottenere la maggioranza necessaria per formare un governo. I seggi mancanti potrebbero arrivare dal partito socialista. Pur avendo perso lo scontro diretto con la coalizione di Tadic, quindi, l’Srs potrebbe risultare il principale attore del prossimo governo.

Il vero vincitore delle elezioni è il partito socialista, un tempo guidato da Slobodan Milosevic, che si è presentato in coalizione con il partito dei pensionati ed il partito Serbia Unita. La coalizione è riuscita ad ottenere ben 20 seggi, diventando cosi il vero ago della bilancia del panorama politico serbo. Questo ruolo sembrava dover essere assunto dal partito democratico serbo di Kostunica, che ha però scelto, dopo la firma dell’Accordo di associazione (lo scorso 29 aprile), di schierarsi in modo deciso con i radicali precludendosi qualsiasi possibilità di intesa con Tadic.

Il vero sconfitto, invece, è il partito liberaldemocratico di Cedomir Jovanovic. Filo-occidentale e paladino della meritocrazia e delle liberalizzazioni, l’Ldp è in pratica l’unico partito serbo che dichiari apertamente che il Kosovo è ormai perduto. In questa tornata elettorale, l’Ldp è riuscito a malapena a superare lo sbarramento del 5%, fermandosi al 5,3 e portando a casa 14 deputati.

Prospettive di governo
Durante le prossime settimane, e forse mesi, i partiti saranno impegnati nei negoziati per formare una coalizione che raggiunga 126 seggi in Parlamento, la maggioranza necessaria per esprimere un governo. Nel frattempo, il governo dimissionario continuerà a gestire il paese senza poter intraprendere alcuna politica di ampio respiro, in una situazione in cui ci sarebbe bisogno di un’azione forte. Le trattative sono iniziate appena annunciati i risultati delle elezioni. I partiti in gioco sono molti ed il loro comportamento è assai pragmatico. In più, anche i partiti che esprimono una manciata di parlamentari, come quelli che rappresentano le minoranze etniche, potrebbero essere decisivi. I risultati dei negoziati sono pertanto impossibili da prevedere. Le probabili coalizioni di governo sono due.

La prima, e più probabile, è quella che sarebbe formata dal partito radicale, dal partito democratico serbo di Kostunica e dalla coalizione guidata dal partito socialista. I tre partiti sembrano già essersi accordati sui principi di base di una eventuale coalizione. Il partito socialista ha però fatto sapere che nulla è già deciso e che tutte le opzioni sono ancora aperte. Una tale coalizione avrebbe una maggioranza di un solo seggio, ma sarebbe abbastanza omogenea dal punto di vista ideologico. Sembra però che uno dei partiti della coalizione socialista, Serbia Unita (3 seggi) sia più orientato a favore del partito democratico. Senza i tre seggi di Serbia Unita questa coalizione non avrebbe la maggioranza. Un altro ostacolo per la formazione di una tale coalizione potrebbe essere rappresentato dai contrasti fra l’Srs e Kostunica in merito a quale partito dovrebbe esprimere il primo ministro.

La seconda possibile coalizione di governo potrebbe essere formata da “Per una Serbia Europea” più i partiti delle minoranze etniche, molti dei quali da sempre vicini al Ds, e la coalizione socialista. Il partito liberaldemocratico, tradizionale alleato di Tadic, rimarrebbe escluso in quanto incompatibile con i socialisti. Una tale coalizione sarebbe ideologicamente meno omogenea di quella nazional-populista. Andare al governo con Tadic consentirebbe però al partito socialista di migliorare sensibilmente la propria immagine agli occhi dell’opinione pubblica serba e occidentale, scrollandosi definitivamente di dosso la pesante eredità di Slobodan Milosevic.

Il futuro della Serbia
Se il governo sarà formato da una coalizione di partiti nazionalisti, il cammino della Serbia verso l’Europa si interromperà. Il governo annullerà l’Accordo di stabilizzazione ed associazione firmato con l’Ue ad aprile, che per i nazional-populisti costituisce un riconoscimento implicito della sovranità del Kosovo. Il partito radicale, poi, si rifiuterà di cooperare con il Tribunale per la ex Jugoslavia per l’arresto e l’invio a L’Aja di Ratko Mladic e Radovan Karadzic, il che comporterà il congelamento a tempo indeterminato di qualsiasi ulteriore passo avanti nei rapporti con l’Ue. Per quanto riguarda il Kosovo, un governo nazionalista cercherà probabilmente di demolire la legittimità internazionale delle istituzioni kosovare e contemporaneamente tenderà a rafforzare la partizione che di fatto si sta creando fra le zone del Kosovo a maggioranza serba e quelle a maggioranza albanese.

La Serbia non beneficerebbe molto di più, tuttavia, da un governo dominato dal partito di Tadic. A prescindere dai partiti che lo sosterrebbero, un tale esecutivo sarebbe certamente segnato da una grande fragilità. La coalizione di maggioranza avrebbe un margine di pochi voti e si troverebbe ad affrontare questioni, di natura sia interna che internazionale, estremamente delicate e potenzialmente divisive. Le tensioni intrapartitiche costringerebbero il governo ad un’azione estremamente prudente, al limite dell’immobilità, quando invece ci sarebbe bisogno di avviare una stagione di maggiore nettezza e dinamismo.

L’elezione di Tadic alla presidenza della Serbia, lo scorso febbraio, aveva suscitato la speranza che il paese imboccasse con decisione la strada della Ue. Lasciandosi definitivamente alle spalle le politiche fallimentari degli anni ’90. I risultati delle elezioni, invece, indicano che con ogni probabilità nei prossimi anni il paese si troverà costretto all’immobilismo, a causa di una miope politica nazionalista o di un governo debole e diviso.