IAI
Diritti umani

Dal nuovo Consiglio la speranza di una più efficace politica Onu

11 Apr 2006 - Natalino Ronzitti - Natalino Ronzitti

Il 24 febbraio scorso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (AG) ha finalmente approvato la risoluzione istitutiva del Consiglio dei diritti umani, dopo tre mesi di dure trattative. Non si è potuto raggiungere un consensus, poiché gli Stati Uniti, insieme ad altri tre paesi, tra cui Israele, hanno votato contro. Tre Stati, Bielorussia, Iran e Venezuela, si sono astenuti. Cuba ha votato a favore, ma dopo una filippica contro il nuovo organismo, accusato di essere la longa manus dell’imperialismo.

La decisione di istituire un Consiglio dei diritti umani è stata presa nel quadro dei lavori per la riforma della Carta delle Nazioni Unite e resta uno dei pochi successi, se non l’unico, finora conseguito. Il Consiglio prenderà il posto della Commissione dei diritti dell’uomo, che ha tenuto la sua ultima riunione il 27 marzo e sarà formalmente abolita il 16 giugno, con pochi rimpianti, benché nei primi anni di vita abbia conseguito indubbi successi avendo contribuito all’elaborazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1948) e ai due Patti sui diritti umani (1966). Il Consiglio sarà eletto il 9 maggio e la prima riunione è già stata fissata a Ginevra per il 19 giugno.

L’idea del Segretario Generale delle Nazioni Unite, fatta propria dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, era di istituire, in sostituzione della Commissione dei diritti umani, un organismo a composizione ristretta, che fosse eletto con una maggioranza di 2/3 dei membri dell’Assemblea Generale e dove trovassero posto solo gli Stati in possesso di un alto tasso in materia di osservanza e rispetto dei diritti dell’uomo. Il nuovo organismo avrebbe dovuto interagire con il Consiglio di sicurezza, in modo da metterlo in condizione di effettuare un pronto intervento qualora si fossero verificate gravi violazioni. Ma tale prospettiva è rimasta un sogno nel cassetto, benché il Consiglio dei diritti umani sia indubbiamente un passo avanti rispetto alla realtà esistente.

Paesi afro-asiatici in maggioranza
Mentre la Commissione dei diritti umani era composta di 53 Stati membri, il Consiglio ne conterà 47, meno della Commissione, ma molti di più di quelli proposti dagli Stati Uniti e dallo stesso presidente dell’AG. I membri saranno eletti a scrutinio segreto, ma i seggi saranno distribuiti secondo il criterio di un’equa ripartizione geografica: 13 all’Africa, 13 all’Asia, 6 all’Europa dell’Est, 6 all’America Latina e Carabi, 7 ai paesi occidentali, inclusi Canada e Stati Uniti. La maggioranza sarà quindi composta dai paesi afro-asiatici, il cui standard in materia di diritti umani non è sempre esemplare. In passato hanno fatto parte della Commissione paesi come Cuba, Siria, Zimbabwe, Sudan e Libia, che ne è stata pure presidente. Mentre gli Stati Uniti non sono riusciti neppure a farsi eleggere nel 2001.

Queste iatture dovrebbero ora essere evitate. Per essere eletti occorre avere uno standard elevato in materia di diritti umani, che dovrà continuare ad essere osservato, pena la sospensione dal Consiglio con un voto di 2/3 dei membri presenti e votanti dell’AG. Sembrerebbe che sia più facile essere eletti e più difficile essere sospesi. Ma data l’attuale configurazione dell’AG (191 membri) occorrono 96 voti per essere eletti e probabilmente meno di 96 voti per la sospensione, poiché non tutti gli Stati sono presenti in AG e le astensioni non contano.

La sospensione è però uno strumento conflittuale e raramente viene usato o non viene usato affatto nelle assise internazionali. Comunque il Consiglio dovrà provvedere d’ufficio all’esame della situazione dei diritti umani all’interno degli stati, a cominciare dai suoi membri.

Più percorribile è la non rielezione di coloro che si siano macchiati di gravi violazioni (il mandato dei membri è di tre anni e si può essere rieletti, ma non dopo due mandati consecutivi).

Un piccolo passo avanti
L’importanza del nuovo organismo è aumentata, poiché esso è un organo sussidiario dell’AG e non, come accadeva per la Commissione, del Consiglio economico e sociale, cioè di un’assise a composizione più ristretta. Il Consiglio potrà indirizzare raccomandazioni all’AG, ma non al Consiglio di Sicurezza, che comunque potrà tenerne conto. Inoltre il Consiglio dovrà riunirsi più frequentemente della Commissione, che aveva a disposizione solo 6 settimane in un’unica sessione, ed una sessione speciale può essere sempre convocata ad iniziativa di uno stato membro e con il voto di 1/3 dei membri.

Il Consiglio dovrà amministrare i poteri devoluti alla Commissione in materia di controllo dei trattati relativi ai diritti umani e gestire le procedure che le risoluzioni precedenti hanno istituito, inclusa la nomina dei rapporteur speciali. Uno degli ultimi rapporti ha avuto per oggetto la situazione dei detenuti a Guantanamo, le cui conclusioni negative sono state prontamente contestate dagli Stati Uniti.

Difficilmente il Consiglio potrà rappresentare una svolta decisiva nel campo della protezione dei diritti umani. Però esso rappresenta indubbiamente un passo avanti, quantunque il Segretario Generale e gli stati occidentali non siano riusciti ad ottenere una istituzione più incisiva.

Gli Stati Uniti hanno votato contro la risoluzione istitutiva, ma si sono dichiarati pronti a collaborare con il Consiglio. Sarebbe un errore potenziare organismi non onusiani e depotenziare il Consiglio. Tali organismi, come la Comunità delle Democrazie, di cui fanno parte oltre agli occidentali anche molti paesi asiatici e latino-americani, devono servire a promuovere la causa dei diritti umani e della democrazia. Essi sono quindi complementari all’opera del Consiglio, non una sua alternativa, e non devono essere concepiti come un club chiuso.

Per essere efficace, la causa dei diritti umani ha bisogno di essere universale. Le organizzazioni non governative potranno avere un ruolo determinante, come è stato riconosciuto nella risoluzione istitutiva del Consiglio, che ha fatto proprio un risultato positivo da ascrivere a merito della Commissione dei diritti dell’uomo.

Foto tratta dal sito RPROJECTS